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Le sagome velate dalla nebbia procedevano verso ponente. I loro passi frettolosi seguivano il calare della luce. Avanzavano verso quel luogo, la fine della Terra, oltre il quale non si poteva andare, dove enormi e terrificanti bastioni torreggiavano all'orizzonte come le mura dell'universo, prima della Grande Cateratta che svuotava i mari nel fragore del vortice al limite del mondo. Camminavano per terre selvagge, nella scarsa luce delle giornate accorciate dalle nebbie. Il verde perenne delle valli saliva verso le montagne. Le indicazioni che avevano i viandanti erano scarse; non parlavano di quella valle scoscesa, né del fiume plumbeo che scorreva sul fondo come una lingua scolpita fra le montagne, a malapena visibile nella foschia: Sil, così l'avevano chiamato gli antichi invasori romani.
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(7 voti, media 4.00 di 5)
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Di buon'ora, nella luce dorata del mattino, Stuart Mc-Conchie spazzava il marciapiede davanti alla Modern Tv Vendita e Riparazioni; sentiva il viavai delle auto lungo Shattuck Avenue, i tacchi alti delle segretarie che si af frettavano verso gli uffici, tutto il fermento e gli odori pungenti di una nuova settimana, un'altra settimana in cui un buon commesso poteva mandare in porto un mucchio di cose. Pensava alla bella brioche calda col caffè che avrebbe preso verso le dieci, come una seconda colazione. Pensava ai clienti coi quali aveva parlato: forse sarebbero tornati a comprare oggi stesso, tutti, e il suo registro delle vendite sarebbe traboccato come quella famosa coppa nella Bibbia. Spazzando cantava una canzone dal nuovo album di Buddy Greco. Si chiese quale impressione doveva fare essere famoso, un grande cantante famoso in tutto il mondo, che tutti pagavano per vedere in posti come Harrah's a Reno o nei club eleganti e costosi di Las Vegas che lui non aveva mai visto ma di cui aveva sentito tanto parlare.
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(5 voti, media 5.00 di 5)
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Secondo i calcoli di H. Gerstenkorn, sviluppati da H. Alfven, i continenti terrestri non sarebbero che frammenti della Luna caduti sul nostro pianeta. La Luna in origine sarebbe stata anch'essa un pianeta gravitante attorno al Sole, fino al momento in cui la vicinanza della Terra non la fece deragliare dalla sua orbita. Catturata dalla gravitazione terrestre, la Luna s'accostò sempre di più, stringendo la sua orbita attorno a noi. A un certo momento la reciproca attrazione prese a deformare la superficie dei due corpi celesti, sollevando onde altissime da cui si staccavano frammenti che vorticavano nello spazio tra Terra e Luna, soprattutto frammenti di materia lunare che finivano per cadere sulla Terra. In seguito, per influsso delle nostre maree, la Luna fu spinta a riallontanarsi, fino a raggiungere la sua orbita attuale. Ma una parte della massa lunare, forse la metà, era rimasta sulla Terra, formando i continenti.
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(8 voti, media 4.75 di 5)
 L'idea mi venne il giorno che ebbi la mia nuova protesi. Ricordo bene quel mattino. Verso le otto meno un quarto sgusciai dal letto e m'infilai in bagno giusto in tempo per chiuderne fuori i bambini. Era una spaventosa mattina di gennaio, col cielo sporco, d'un grigio-giallastro. Giù in basso, dal quadratino di finestra del bagno potevo vedere le dieci iarde per cinque d'erba, con una siepe di ligustro intorno e una striscia di terra nuda al centro, che noi chiamiamo giardino posteriore. Dietro ogni casa di Ellesmere Road c'è lo stesso giardino interno, ci sono gli stessi ligustri e la stessa erba. Unica differenza, dove non ci sono bambini non c'è striscia di terra nuda al centro. |
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(9 voti, media 4.89 di 5)
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Il primo lunedì del mese d'aprile 1625, il paese di Meung, dove nacque l'autore del Roman de la Rose, appariva in completo subbuglio, proprio come se gli ugonotti fossero venuti a tentare una seconda Rochelle. Parecchi borghesi, vedendo le donne scappare in direzione della Grande-Rue e sentendo i bambini strillare sulla soglia degli usci, si affrettavano a indossare la corazza e rafforzando il loro contegno alquanto esitante con un moschetto o con una partigiana, si dirigevano verso la locanda del Frane Meunier, davanti alla quale si affollava, infittendosi di momento in momento, un gruppo compatto, rumoroso e pieno di curiosità. A quel tempo gli spaventi non mancavano, e pochi giorni trascorrevano senza che l'una o l'altra città registrasse nei suoi annali qualche fatto del genere. C'erano i signori che guerreggiavano fra loro; c'era il re che faceva guerra al cardinale; c'era lo Spagnolo che faceva guerra al re. E poi, oltre a quelle guerre sorde o manifeste, segrete o aperte, c'erano ancora i rapinatori, i mendicanti, gli ugonotti, i lupi e i servi che facevano guerra a tutti quanti.
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(15 voti, media 4.80 di 5)
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Era di primo mattino, e il sole appena sorto luccicava tremolando sulle scaglie del mare appena increspato.
A un miglio dalla costa un peschereccio arrancava verso il largo. E fu data la voce allo Stormo. E in men che non si dica tutto lo Stormo Buonappetito si adunò, si diedero a giostrare ed accanirsi per beccare qualcosa da mangiare. Cominciava cosi una nuova dura giornata. Ma lontano di là solo soletto, lontano dalla costa e dalla barca, un gabbiano si stava allenando per suo conto: era il gabbiano Jonathan Livingston. Si trovava a una trentina di metri d'altezza: distese le zampette palmate, aderse il becco, si tese in uno sforzo doloroso per imprimere alle ali una torsione tale da consentirgli di volare lento. E infatti rallentò tanto che il vento divenne un fruscio lieve intorno a lui, tanto che il mare ristava immoto sotto le sue ali. Strinse gli occhi, si concentrò intensamente, trattenne il fiato, compì ancora uno sforzo per accrescere solo... d'un paio... di centimetri... quella... penosa torsione e... D'un tratto gli si arruffano le penne, entra in stallo e precipita giù. |
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(25 voti, media 4.40 di 5)
 Prima Parte La Fanciulla I
Una sera di fine maggio un uomo di mezz’età faceva ritorno a casa da Shatson al Villaggio di Marlott, nella vicina valle di Balkemore o Blackmoor. Lo reggevano due gambe malferme e c’era una distorsione nell’andatura che lo spingeva un po’a sinistra dalla linea retta. Di tanto in tanto faceva dei rapidi cenni col capo, come a confermare qualche opinione, sebbene non pensasse a nulla in particolare. Un cesto di uova vuoto, appeso al braccio, il pelo del cappello arruffato, una pezza logora abbastanza fino alla tesa dove il pollice si posava per toglierlo. Presto incrociò un anziano parroco a cavallo di una giumenta grigia, che, mentre cavalcava, canticchiava un motivetto. |
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(6 voti, media 4.17 di 5)
Dalle memorie del dottor Lester Sheehan 3 maggio 1993Per molti anni i miei occhi non si sono posati sull'isola. L'ultima volta ero sulla barca di un amico, si era avventurato nell'avamporto e a un certo punto l'ho vista, laggiù in lontananza, nella foschia dell'estate, uno sbaffo di colore contro il cielo. Sono più di vent'anni che non metto piede sull'isola ma Emily dice, a volte scherzando a volte no, che è come se non me ne fossi mai andato. Una volta Emily mi disse che per me il tempo non è altro che una serie di segnalibri infilati nel libro della mia vita e ogni tanto sfoglio le pagine e torno a ripensare a quegli eventi che mi hanno marcato agli occhi dei miei astutissimi colleghi. Tipico comportamento da depresso. Forse ha ragione Emily. Lei ha spesso ragione. |
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