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(9 voti, media 4.56 di 5)
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Mi viene sempre la tremarella prima del lancio. Mi hanno fatto l'iniezione, naturalmente, e la preparazione ipnotica, e so benissimo che in realtà non ho paura. Lo psichiatra che ha controllato le onde del mio cervello e mi ha fatto un sacco di domande mentre ero addormentato, mi assicura che è una cosa senza importanza, un po' come il tremito di un cavallo da corsa che scalpita prima dell'inizio della gara. Sarà. Non sono mai stato un cavallo da corsa, e non mi pronuncio. So una cosa sola: che tutte le volte, immancabilmente, è la stessa storia. Mezz'ora prima dell'ora fissata, dopo che ci eravamo adunati nel locale di lancio della Rodger Young, il nostro Comandante di squadrone venne a ispezionarci.
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(25 voti, media 4.68 di 5)
 Mi sveglia il rumore sordo del motore di un aereo e la sensazione di qualcosa di caldo che mi gocciola lungo il mento. Alzo la mano e mi tocco la faccia. I quattro denti davanti non ci sono più, ho un buco nella guancia, il naso è rotto e gli occhi sono così gonfi che non riesco quasi ad aprirli. Con uno sforzo li apro e mi guardo intorno e sono in fondo a un aeroplano e non ho nessuno vicino. Mi guardo i vestiti e i vestiti sono coperti di un miscuglio variopinto di sputo, muco, orina, vomito e sangue. Cerco a tentoni il pulsante della chiamata e lo trovo e lo premo e aspetto e trenta secondi dopo arriva un'Assistente di volo. |
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(11 voti, media 2.45 di 5)
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Conosci il dolore d’immaginarti in un destino diverso dal mio? Comprendi, anche solo per un attimo, cos’è la mia vita senza di te? Volevo amarti intensamente e con te l’universo tutto. Dividere tutte le emozioni che la vita offre. Essere al di sopra delle convenzioni, delle abitudini, dei clichè stupidi e inutili e trasformare ogni nuovo giorno in un dono dell’uno per l’altra. Il nostro amore è cominciato per gioco, quasi per caso. “Un donarsi delle anime”- come dicevi tu - “un qualcosa che abbiamo iniziato e che è diventato troppo serio e doloroso. Tutto perché ci siamo presi davvero con la nostra anima”.
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(32 voti, media 4.63 di 5)
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Dormolandia, dove viveva Luca il macchinista, era un paese piccolissimo. In confronto ad altri paesi, Come ad esempio la Germania, l'Africa, la Cina, era eccezionalmente piccolo: più o meno il doppio di una nostra normale abitazione. Era occupato in larga parte da una montagna con due vette, una alta e una un po' più bassa. Tutt'intorno alla montagna serpeggiavano numerosi sentieri con passaggi laterali e ponticelli. C'era anche una strada ferrata tutta a curve che, attraverso cinque tunnel, correva in lungo ed in largo su per la montagna e le sue due vette. Naturalmente a Dormolandia c'erano anche delle case: una decisamente normale e l'altra con dentro una piccola bottega. Ai piedi della montagna si trovava inoltre una piccola stazione.
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(10 voti, media 3.30 di 5)
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La guerra è un inferno. La guerra civile è ancora peggio. Quella guerra civile non stava andando bene. Niente stava andando secondo i piani. L'invasione dell'Italia si era arrestata. Le truppe avevano dovuto affrontare l'attraversamento delle Alpi prima che nei passi il sole primaverile avesse sciolto le nevi. I soldati credevano che sarebbero stati accolti come liberatori. Era stato detto loro che sarebbe bastato semplicemente mettere piede in Italia per vedersi correre incontro la gente che tendeva rami d'ulivo, spingeva avanti i loro figli, e implorava misericordia gettandosi ai loro piedi.
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(16 voti, media 4.06 di 5)
 Settembre 1996 Fu soltanto una frazione di secondo, anche se a Sean King, agente del Servizio segreto, sembrò la frazione di secondo più lunga della sua vita. Era il periodo della campagna elettorale e si trovavano in un anonimo hotel per l'incontro del candidato alla presidenza con i suoi sostenitori, in una località così fuori mano che per telefonare alla più vicina area rurale bisognava fare un'interurbana. Alle spalle del suo protetto, King scrutava la folla e ascoltava nell'auricolare il ronzio di informazioni sporadiche e prive di importanza. Faceva un caldo afoso nella grande sala piena di gente eccitata che agitava cartelli con la scritta vota CLYDE RITTER. |
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(15 voti, media 4.60 di 5)
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Nel momento stesso in cui si nasce si comincia a morire. Gli uomini di solito non si accorgono del paziente corteggiamento della Morte finché, anziani e gravemente malati, la scorgono seduta al loro capezzale. In seguito Mitchell Rafferty avrebbe saputo indicare il minuto in cui aveva cominciato a riconoscere l'inevitabilità della propria fine: lunedì, 14 maggio, ore 11.43. A tre settimane dal suo ventottesimo compleanno. Fino ad allora raramente aveva pensato di morire. Ottimista nato, incantato dalla bellezza della natura e divertito dall'umanità, non aveva avuto né motivo né propensione a interrogarsi sul quando e il come avrebbe dovuto prendere coscienza della propria mortalità.
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(16 voti, media 4.31 di 5)
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«Soffocatela!» disse l'ostetrica a mia madre appena io venni al mondo.
Pesavo meno di un chilo e avevo un aspetto davvero orribile, simile a quello di un gattino. Mia madre aveva quarantun anni quando mi aveva concepito, e perciò era preoccupata per la sua capacità di partorire un figlio sano e sopravvivere. Quando le si ruppero le acque, stava lavorando nei campi in mezzo a una bufera. Mentre correva verso casa, con il liquido tiepido che le colava tra le gambe, gridò a mio padre: «Trong, chiama subito la levatrice!» cosa che lui sapeva bene di dover fare, avendo avuto già due maschi e tre femmine prima di me. |
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